Luglio

I vini dell'acqua

Sembra un paradosso, ma proprio l'acqua è fondamentale per fare un grande vino.

Cosa c'entra l'acqua con il vino, se non per scherzo? Molto più di quanto si pensi.

Quasi 8000 chilometri di sviluppo costiero, senza considerare i territori attraversati da un fiume, e quasi tutte le regioni affacciate sul mare o su un grande lago: questa è l'Italia, e dopo la montagna sembra solo giusto, a luglio, andare insieme al mare o al lago. Perché sì, l'acqua e i terreni che la sfiorano sanno donare aromi e caratteristiche peculiari ai vini prodotti in quelle zone e sono fondamentali per produrre grandi vini. 
Quindi andiamo insieme lungo le coste dei mari, attorno ai laghi, lungo i fiumi, dai bacini più ampi a quelli che sono poco più che pozzanghere, fino a vigne coperte dall'acqua, a scoprire i mille modi in cui l'acqua regala grandi vini nel nostro Paese. 

Andare a fondo

Una delle cose che vogliamo fare questo mese è approfondire alcune cantine che già conosciamo, per fare emergere le tante sfaccettature della loro proposta. È per questo che a Ischia torniamo a trovare Cenatiempo, aggiungendo la sua biancolella ai vini che vi abbiamo proposto negli scorsi mesi. 

Vigne Cenatiempo a Ischia, sullo sfondo il mare
Ma è con un salto in Sardegna che scendiamo più a fondo che mai, andando a esplorare le tante Memorie di Vite di Quartomoro: piccoli e grandi vitigni, coltivati in varie zone della Sardegna, tutti accomunati dal soffio del mare che batte l’isola: dai vini più di costa, come il VRM o il NRG, a quelli prodotti praticamente al centro geografico della Sardegna, come il MRS, vi invitiamo a scoprire le tante sfumature che quest’isola sa dare, sfumature che ritroviamo anche nelle Tenute Perdarubia nella mineralità dei loro vini.
Cambiando isola, ma continuando a esplorare nel dettaglio la produzione di una cantina, scendiamo a Menfi: in pochi vini come in quelli di Marilena Barbera l’apporto del mare è evidente, e dà alle uve prima e al vino poi delle caratteristiche difficili da replicare altrove. Prima di tutto la sapidità, quasi il salmastro, evidente in così tante delle sue bottiglie, soprattutto quell’Inzolia che come ci ha raccontato lei stessa a Menfi diventa quasi salato. Ma non solo: tra le peculiarità uniche c’è una vigna periodicamente coperta dall’acqua

Guardando lo Ionio

Sempre a sud, ben tre delle cantine che vi proponiamo questo mese si affacciano sullo Ionio: sull’Etna ritroviamo Salvo Foti e i suoi Vigneri, e pochi chilometri più in là Murgo e il suo spumante da Nerello Mascalese. Saltando lo stretto arriviamo in Calabria e torniamo da Brigante, per scoprire due nuove interpretazioni dell’uva locale, il gaglioppo: un rosato, e un grande rosso da invecchiamento, lo 0727.
Al di là dei diversi stili e uve, le differenze tra i vini vengono naturalmente dai diversi terreni: vulcanici sull’Etna dei Vigneri e di Murgo, argillosi e calcarei nelle alture attorno a Cirò di Brigante. Ma la brezza marina che spira è la stessa, e le sottili note che uniscono questi vini, ritrovabili negli aromi e in alcune vene minerali, sono figlie del mare. 

Verso i mari settentrionali

Risalendo verso nord ritroviamo Candidaterra, in quello scoglio che è l’isola di Ventotene, e il suo progetto di riportare la vigna in quel fazzoletto di terra. E poi su, da un lato e dall’altro d’Italia: il golfo di Trieste, a pochi passi dal quale si trova l’osmiça di Gregor Budin, vini di vento e di mare, con la bora che porta il salmastro e a tanti vini dona una lunga scia sapida: basti pensare al Loza, ricavato da vigne affacciate sul mare, ottimo blend di vitovska e malvasia, due dei vitigni locali con cui Gregor lavora.

L'isola di Ventotene
Sul mar Ligure affacciano invece i terreni di VisAmoris. Di questa cantina ci piace la caparbietà, da un lato nel recuperare terreni in un territorio difficilissimo, dall’altro nel puntare su un’unica uva, il pigato, ed esplorarla in lungo e in largo. Tutti i vini, anche quelli meno tradizionali, dove il pigato magari veste alla francese, sono attraversati da una delicata sapidità e da una delicata nota di macchia mediterranea, regalata dal mare. 

Non solo mare

Ma non c’è solo il mare nella nostra esplorazione di luglio. Alcuni potrebbero preferire una gita al fiume o, perché no, un giro sul lago. Ecco allora che da un lato torna La Chimera di Stefano Turbil, ai cui vini da vigneti lungo la Dora Riparia il fiume dona maggiore freschezza rispetto a quelli tratti da vigne più distanti. 
E chiudiamo il viaggio con la nostra cantina del mese, nuova aggiunta alla nostra proposta: siamo sul più grande lago italiano, a Desenzano sul Garda, con terreni originati dallo scioglimento dei ghiacciai. Ad Armea Riccardo Saleri, direttore dei lavori, ci racconta nel dettaglio dei profumi e dei sapori dati dal lago e dai terreni lacustri (“una volta era una palude, qui”), della sapidità che è il marcatore dei vitigni più tipici della zona, il trebbiano di lugana e il groppello. 

Se a giugno vi suggerivamo di indossare gli scarponi, questo mese servono pinne, fucile e occhiali quindi! Come sempre, buon viaggio.