Giugno

Anteprima di giugno: i vini di montagna

Viaggiamo insieme lungo le coste dei mari, attorno ai laghi, lungo i fiumi, dai bacini più ampi a quelli che sono poco più che pozzanghere

L'Italia non è solamente sole e mare: scopriamo le caratteristiche uniche dei vini di montagna

In un Paese come il nostro, trovare diversità è un gioco da ragazzi. Ogni metro quadro di terra italiana racconta caratteristiche impensate e impensabili che non finiscono di stupire gli amanti del vino.
L’obiettivo di giugno sarà quello di introdurvi alle innumerevoli variabili sensoriali che la montagna può esprimere nei suoi territori. Cosa danno i terreni e il clima della Valle d'Aosta che rendono i vini così diversi da quelli altoatesini? Cosa possono dare i terreni magri del Feltrino, e in cosa sono uniche le pendici dell'Etna? Prepariamo l'attrezzatura da montagna, e scopriamolo insieme. 

I terreni alpini

L’arco alpino produce varietà storiche, spesso precoci e vigorose, nate in un ambiente poco favorevole, con belle stagioni brevi e caratterizzate da fenomeni meteorologici avversi. Utili invece le naturali escursioni termiche tra il giorno e la notte che regalano ai vini alpini le fragranze tipiche della montagna. 
I vigneti sono quasi sempre impervi e con forti pendenze, ne rendono possibile la coltivazione arditi terrazzamenti, a volte ancora sorretti da muretti a secco dalla precisione millimetrica, puzzle di pietre che si compongono e si sorreggono tra loro come per incanto. 
Per averne un’idea basti pensare alla Valtellina, all’eleganza della Chiavennasca coltivata da veri e propri alpinisti vignaioli che nascono con uno spropositato senso dell’equilibrio e dei freni naturali negli arti inferiori.

Nei terreni alpini troviamo in prevalenza scisti, rocce che tendono a sfaldarsi facilmente in lastre sottili, mentre nel fondovalle si formano depositi morenici ricchi di tutto quello che le rocce raccolgono nel percorso verso la pianura.

Dalla Valle d'Aosta all'Alto Adige

A nord ovest, in prossimità del Monte Bianco, i terreni sono molto sassosi, di origine granitica, e di giorno immagazzinano calore che rilasciano poi di notte per il piacere delle viti di Prié Blanc. Pensiamo a quanta mineralità esprime un Blanc de Morgex e quanta ammaliante freschezza si incontra sorseggiandolo con attenzione. 
I vigneti di Prié Blanc tradizionalmente si sviluppano su pergole molto basse, costruite con pali in legno e a volte con lastre di granito, per sorreggere il peso della neve che in quelle zone cade copiosa.
Verso est, tra l’Alto Adige e il Trentino, grazie a fumanti ed esplosivi vulcani di epoche remote, troviamo terreni a prevalenza porfirica che danno vita a vini con una notevole sapidità, precisi, diretti e profondi.
Basti pensare a un Müller Thurgau, a un Riesling o a una Schiava: tutti racchiudono un senso di armonia e nobiltà, un senso che ritroviamo in quel paesaggio fiabesco. Affacciandoci da una terrazza sui vigneti del Renon, lo sguardo spazia oltre le cime dello Sciliar e del Catinaccio su un tramonto rosa. 

Un giro in Appennino

Poco più a sud, lo sguardo si perde quasi allo stesso modo nell’infinito. Siamo sulle colline tra Broni, Canneto Pavese e Stradella nell’Oltrepò Pavese e ci sentiamo come marinai su una nave pirata con la prua rivolta a nord sul Mar Padano. I terreni sono infatti di fondali marini emersi, spesso composti da piccoli ciottoli stratificati che ricordano mura di antiche civiltà. 
Anche qui i vini nascono con una profonda personalità: sono uve di Barbera, Croatina, Ughetta di Solinga, ma anche di Riesling e di Pinot Nero, varietà tipiche del nord che hanno trovato una loro giusta dimora su queste colline.

Risaliamo verso il 46° Parallelo Nord fino alla vallata del Cismon nel Feltrino, in quelle che un tempo furono terre di confine. Qui la prima guerra mondiale ha lasciato profondi segni, alimentando la miseria che già era di casa. La grande migrazione di fine ‘800 svuotò quei territori e certo anche la viticoltura patì un desolante periodo di abbandono, ma oggi si sta riprendendo grazie a giovani di grandissimo valore. 
Questi terreni magri, generati da conoidi ghiaiosi calcarei, donano ai vini mineralità, verticalità e una fragranza arcana. Nessun vino come la Pavana racconta meglio la sua provenienza.

Correndo verso Sud

Questi terreni magri, generati da conoidi ghiaiosi calcarei, donano ai vini mineralità, verticalità e una fragranza arcana. Nessun vino come la Pavana racconta meglio la sua provenienza.

Scendiamo a rotta di collo nel meridione del Paese per incontrare i due maggiori vulcani italiani. Il Vesuvio al centro dell’Appennino Campano e l’Etna, che con i Monti Peloritani, con i Nebrodi e le Madonie chiude la catena appenninica a sud.
Sulle pendici dei vulcani, i terreni sono fertili e drenanti. Ricordo quando Salvo Foti mi faceva notare che in un vigneto vulcanico non ci si inzacchera mai le scarpe, nemmeno dopo una pioggia torrenziale… provare per credere! Viene da pensare che i lapilli non vogliano allontanarsi dalla bellezza di quei luoghi. 
E proprio di quella bellezza si nutre il Nerello Mascalese il vino rosso per antonomasia dell’Etna. Famoso per la sua eleganza, per le note fruttate, minerali, speziate e balsamiche mai sopra le righe. Nobile, equilibrato con tannini setosi un vero regalo per le papille gustative di ogni amante del vino.

Abbiamo molti altri monti e molti altri vini nella selezione del mese, per saperne di più basta attendere ancora qualche giorno per scoprire quali saranno le cantine e i vini scelti
Cin cin!