Rielinger

Cura artigiana al cospetto dello Sciliar.

Un balcone sulle Dolomiti per dare vita a uno squisito vino biologico.

Da sempre al maso Rielinger si coltiva il vino. Inizialmente, nel medioevo, era il vino per i signori dell’odierno castello in rovina che domina Renon. La famiglia di Matthias Messner coltiva i terreni del maso da tre generazioni, dapprima come conferitori e per i clienti dell’osteria del maso stesso. Nel 2011, la decisione di lavorare in proprio tutto il raccolto e diventare produttori, per raccontare quell’angolo di paradiso che è il maso. Naturalmente la sfida è di raggiungere una qualità elevata nel vigneto e anche in cantina. Anche per questo Matthias, che segue le vigne con la cura dell’artigiano, ha sposato l’agricoltura biologica e si è avvicinato anche al biodinamico. 

Vigneti

3 ettari nella zona di Renon, con pendenze a dir poco feroci che possono arrivare al 75%, con un’altitudine fino ai 750 metri sul livello del mare.

Uve e vitigni

I vitigni coltivati sono i più tipici del luogo: la Schiava, il Kerner, fino a un vitigno pochissimo conosciuto come lo Zweigelt, coltivato nel secolo scorso in Austria e in Alto Adige limitato alla Val Venosta e alla Val d’Isarco. 

Terreno

I terreni sono di origine morenica, con pendenze molto forti. 

Sistema di coltivazione

La produzione è interamente biologica, e Rielinger è parte dell’associazione Bioland. 

Vinificazione

Tutte le fermentazioni sono spontanee con limitatissime quantità di anidride solforosa e interventi minimi, a preservare la qualità delle uve e rispettare i caratteri del luogo. 

Perché è in Vinevo

Incontrare Matthias Messner nel suo Maso sul Renon è un raro piacere. Si respira un’aria straordinaria lassù e lo sguardo spazia all’infinito oltre lo Sciliar. 
Entrando nel vigneto è opportuno fare molta attenzione, le pendenze sono impressionanti, tra il 75 e l’80%. La costruzione di alte terrazze verticali ha permesso alla famiglia Messner di domare i terreni impervi e di mettere a dimora i filari di vite. Matthias, come certi uomini di montagna, mi ha colpito per la sua caparbietà, per il fatto che l’idea di fatica non sembra nemmeno sfiorarlo mentre a me spaventa anche solo guardarmi attorno. 
È un vignaiolo attento e un osservatore metodico, qualità che gli permettono di seguire disciplinari naturali in vigna e in cantina. Tra le bottiglie che produce mi viene da pensare specialmente a una, che condivide con pochi altri produttori: il Blatterle, che nasce da un’antica varietà locale che era in via d’estinzione. L’altra invece è la Schiava, vinificata con uve prodotte da una vigna del 1969, questo vino emozionante rende onore a una grande varietà spesso sottovalutata anche localmente. 
Come si può capire, per Matthias il territorio resta un riferimento preciso che va sempre rispettato, lui lo dimostra quotidianamente nelle scelte agronomiche in vigna, nelle varietà selezionate e anche nella gestione del suo Buschenschank dove propone principalmente prodotti coltivati e allevati presso la proprietà.