Armea

Tradizione, cura e personalità a un passo dal lago

Vini come una volta, con la voglia di guardare al futuro

Il nome “Armea” ha radici antiche; risale all’epoca della guerra del risorgimento nel 1856. In quel periodo la cascina era il deposito armi dell’esercito italiano: i fattori che la abitavano cominciarono a chiamarla “armi’a”, contrazione dialettale del termine armeria. Dopo la vittoria e quindi l’unificazione d’Italia, per tutti i locali la fattoria diventò l'Armea.
Nelle terre di Armea la vigna c'è dagli anni Settanta, ma è solo di recente che è iniziato il progetto non solo di imbottigliare in proprio, ma anche e soprattutto di lavorare per restituire sia le caratteristiche uniche che la prossimità al lago può dare, sia la gioia che un bicchiere di vino deve sempre regalare. Un progetto che vuole crescere per dimostrare la personalità di queste terre.

Uve e vitigni

I vitigni sono quelli tradizionali della zona, come il trebbiano di lugana e il groppello, o quelli che qui hanno saputo adattarsi in maniera particolarmente buona: dal rebo al marzemino, dalla barbera al sangiovese.

Terreno

Argilla bianca, molto compatta, originata dallo scioglimento del ghiacciaio.

Sistema di coltivazione

L’azienda non è certificata biologica, ma opera per limitare il più possibile l’intervento in vigna, senza uso di alcun diserbante e lavorando con la lotta integrata. 

Vinificazione

Tradizionale con lieviti selezionati, ma interventi minimi e limitatissimo apporto di solforosa.

Perché è in Vinevo

Armea, cioè armeria. 
Da quel casale il nostro esercito trasse le armi nella battaglia per l’indipendenza nel giugno 1859. Circa cento anni dopo, la famiglia Podestà diviene proprietaria della bella tenuta, dove oggi Giorgio Podestà gestisce un agriturismo e un vigneto che ha, anche quello, molte armi nella sua armeria. 
Riccardo Saleri, enotecnico e direttore dei lavori dell’azienda, è una di queste.
Perché Giorgio e Riccardo sono una coppia di sognatori che ha dato vita a una collezione di vini di grande valore.
Armea è immersa nell’incanto del Lago di Garda, tra Desenzano, Sirmione, Peschiera e San Martino della Battaglia. In queste zone, la parola chiave, quella che apre ogni portone ovunque nel mondo è: Lugana.
Ma cosa potevano fare due sognatori, starsene in panciolle a vivere sugli allori, o gettarsi alla ricerca della vera rarità, dell’impresa ardita e rischiosa? Esatto. Per questo i due decidono di occuparsi delle uve rosse storiche presenti in zona: Groppello, Barbera, Marzemino e Sangiovese. E accolgono anche un altro ospite: il Rebo, vitigno nato da un incrocio a inizio ‘900, e da loro valorizzato ora in modo straordinario. Quando ne parlano i due hanno lo sguardo soddisfatto, quello di due malandrini sicuri di averla fatta grossa.  
E se questo vi pare poco, pensate che, quando per costruire la nuova linea ferroviaria TAV, viene loro espropriata parte della tenuta ed espiantato quindi un vigneto, non si perdono affatto d’animo. Anzi, decidono di ripiantare le stesse viti, pianta dopo pianta, poco più in là e, udite udite, non ne muore nemmeno una. 
Giorgio e Riccardo sono fatti così, salvaguardano, tutelano, studiano, valorizzano e condiscono tutto con un po’ di follia. Ragione per cui: benvenuti tra noi!