I Borboni

Preservare l’anarchia selvaggia

Scavare nel tufo, dove riposa il passato e fermenta il futuro

Dire I Borboni significa dire Asprinio, uno dei più affascinanti vitigni che abbiamo in Italia. 
Le origini della cantina affondano in quelle della famiglia Numeroso, proprietaria fin dalla seconda metà del ‘700 di venti ettari di terreni vitati con la leggendaria forma di allevamento conosciuta come “vite maritata al pioppo”. Vedere l’alberata, ovvero la vendemmia dell’Asprinio, con i vendemmiatori a salire su lunghissime, esili scale per raccogliere le uve è uno spettacolo davvero unico. 
Dopo avere salvato alcuni ettari di vigna dalle politiche edilizie che hanno letteralmente sterminato l’Asprinio negli anni Ottanta, oggi la famiglia Numeroso ha recuperato la tradizionale vinificazione dell'Asprinio nelle grotte, scavate a 15 metri di profondità sotto le dimore padronali, uniche per i loro ambienti particolarmente adatti
alla conservazione, in grado di assicurare la giusta umidità, assenza di luce e temperatura costante nell'arco dell'anno. La scelta di riportare
il processo produttivo negli impianti del centro storico rappresenta la ferma volontà di tutelare i legami con la tradizione che l'Asprinio esige, alla ricerca degli antichi cicli vitali che garantiscono l’identità e la tipicità di questo vitigno straordinario.

Vigneti

23 ettari, vicino al mare, dove la vite è spesso maritata a pioppi e olmi. 

Uve e vitigni

Il vitigno principe è l’Asprinio, che I Borboni ha reso grande, ma fuori dall’Agro Aversano sono coltivati anche Coda di Volpe e Aglianico.

Terreno

L’Agro Aversano dove è coltivato l’Asprinio è prevalentemente sabbioso, di origine vulcanica, ben ventilati grazie alla vicinanza del mare. Altri terreni nel beneventano sono di origine detritica e alluvionale

Sistema di coltivazione

Gli interventi sono ridotti al minimo, e in vigna non sono utilizzati concimi. L’Asprinio è coltivato con la tipica Alberata Aversana, che raggiunge i 20 metri d’altezza, mentre gli altri vini sono coltivati a Sylvoz e Guyot.

Vinificazione

Interventi minimi, con fermentazioni a temperatura controllata per 15 giorni e maturazioni in acciaio.

Perché è in Vinevo

Carlo ‘66 e Carlo ’72, i cugini Numeroso. Parlare con loro di vino, storia e territorio era tuffarsi in un racconto entusiasmante fatto di passione, di viticoltura eroica e spericolata, di terreni prosperi e vulcanici. Camminando con loro tra i filari ti sentivi Gulliver nel regno di Brobdingnag, nano tra le viti che salivano nel cielo oltre i 15 metri. Vedevi ceppi di Asprinio ormai ultrasecolari su piede franco, che avrebbero potuto raccontarci di quando lo spumante di Asprinio ravvivava le feste di corte dei d’Angiò e dei Borboni. C’erano scale infinite, strette e pesanti ed era quasi inimmaginabile che venissero risalite da un uomo per raggiungere quei filari maritati ai pioppi. Alla fine di questo breve viaggio veniva spontaneo ringraziare i cugini Numeroso per aver coltivato una passione così forte. Per aver evitato l’estinzione dell’Asprinio e per averci dato la possibilità di berlo con infinito piacere.
Insomma, dell’Asprinio ci si innamora e lo ha capito bene anche Nicola, entrato in azienda giovanissimo con il compito di sostituire il padre Carlo ’66, che purtroppo ci ha lasciato troppo presto.