Maggio

Anteprima di maggio: le mescolanze

Una delle grandi tradizioni del vino: mescolare per renderlo migliore

Il tema di maggio ci è molto caro: cosa accade dall'incontro tra le diversità?

Finalmente è arrivata la primavera, e dopo avervi presentato “I vitigni storici italiani”, “Fuoco e fiamme: alla scoperta dei vini vulcanici”, “Il vino delle donne, le donne del vino” e “Vini unici”, è il momento delle “Mescolanze”. 
Il tema ci è molto caro perché alimenta un’infinità di riflessioni, prima fra tutte quella che considera la diversità di cultura e di opinioni come infinita ricchezza.
Pensiamo alla nostra storia, a quanto la posizione dell’Italia nel Mediterraneo abbia favorito il passaggio di genti e culture con il loro bagaglio di conoscenza e di tradizioni. Quanto sapere è giunto a noi attraverso i popoli che arrivavano dal mare, greci, fenici, arabi, bizantini, albanesi, catalani, spagnoli. O dalle montagne innevate che erano una cerniera con il resto d’Europa: celti, longobardi, slavi, germanici, francesi, austriaci.
Questa infinità di apporti ha influenzato profondamente ogni aspetto della vita e della cultura italiana, dell’arte, della tecnologia e sì, certamente, anche del nostro modo di pensare il vino.

Territori e confini

Il nostro Paese è caratterizzato da un livello di biodiversità tra i più significativi in ambito europeo e da un patrimonio culturale e storico tra i più straordinari del mondo: questa ricchezza che geneticamente viaggia con noi ci appartiene profondamente.
Ed è perciò che in queste Mescolanze vorremmo portare la riflessione su territori e confini, su condivisioni e confronti di visioni e di culture. E sulle cose meravigliose che nascono da questi incontri.
Sarà uno spazio per capire ad esempio come vini prodotti con le stesse uve sono condizionati dai differenti tipi di terreno, dalla latitudine e dal clima che ne modificano l’essenza.  O come la visione del singolo produttore permetta di modellare un vino. O ancora quanto i territori di confine, che siano provinciali, regionali o sovranazionali, siano fertili di esperienze e tradizioni che caratterizzano i loro rapporti con la vigna, l’uva e il vino.

Fare il vino mescolando

Una delle pratiche comuni a tutti i vignaioli è appunto quella di saper mescolare. Per migliorarsi, per garantirsi un reddito e per proporre un vino di qualità superiore. 
Mescolare il vino è senza dubbio un’operazione tradizionale, ma è anche innovazione continua, sperimentazione, sorpresa davanti a un immenso panorama che si schiude. 
Ma come si fa il vino ‘mescolando’?
Vi sono due principi: quello dell’uvaggio e quello del taglio.
Il principio dell’uvaggio prevede che diverse varietà, tradizionali e non, vengano vinificate assieme per trarne vantaggio e regalarci nuove emozioni. Spesso queste uve si incontrano già in vigna dove i filari vengono piantati alternando le varietà per ottenere l’assemblaggio voluto.
Il secondo principio è quello del taglio, dove si mescolano vini finiti per ottenere particolari equilibri, armonie e rotondità altrimenti non raggiungibili.
Oltre ad alcune denominazioni storiche, che in molti casi sono state rimodellate per renderle più consone al nostro tempo, non dimentichiamo che storicamente la mescolanza di varietà è stata da sempre molto praticata perché utile al contadino per ottenere un vino di qualità superiore. Le varietà potevano essere conosciute o essere frutto di incroci spontanei che nascevano negli antichi vigneti, e addirittura era pratica comune mescolare bacche bianche a bacche nere in vigna e nei tini. 

Incontrare il mercato

Oggi il mercato moderno è orientato a premiare principalmente la ricerca su vini monovarietali, ma unire diverse uve permette di esaltare e ampliare lo spettro organolettico di qualsiasi vino. Probabilmente al primo assaggio troveremo il vino meno riconoscibile, ma la sua ricchezza ci apparirà indubbia.
Un monovarietale ci dà sicurezza perché la sua riconoscibilità rende facile la beva e non complica la lettura. Ordinare al ristorante o in enoteca è più comodo: forse non conosciamo il produttore, ma la varietà sì e allora la scelta ci sembra più alla nostra portata.
Le mescolanze invece, nonostante siano spesso i vini maggiormente rappresentativi di un produttore perché frutto di maggiore lavoro e ricerca, restano al palo perché non sono supportati da un marchio riconosciuto, e il bevitore esita. Ma cosa si perde!

Vini in anteprima

Per i vini del mese vi invitiamo a conoscere alcuni tra i più interessanti uvaggi della nostra selezione. 
Il primo rappresenta una Doc storica italiana che prevede l’assemblaggio di diverse varietà: è il Buttafuoco Riva Bianca Doc di Andrea Picchioni, prodotto con uve Croatina 65%, Barbera 25% e Ughetta di Solinga 10% coltivate a Valle Solinga, Canneto Pavese (Pv), in un vigneto di circa 45 anni, con forti pendenze.
Il secondo è il Cerreta Colli Tortonesi Doc di Walter Massa, prodotto con uve Barbera 50%, Nebbiolo 25%, Croatina 15%, Freisa 10%, coltivate a Monleale (Al) in un unico vigneto, un cru di circa trenta filari dove la parte più vecchia risale al 1952.
Tra i blend vi segnaliamo il Franze Toscana Igt di Sassotondo, prodotto con uve Ciliegiolo 65% e Teroldego 35%, coltivate a Sovana (Gr), in vigneti su terreni di origine vulcanica. Interessante come, in questo caso, la ricerca fatta dai produttori sia quella di costruire un vino dove le caratteristiche delle varietà si equilibrino e armonizzino dando valore anche alla migrazione dell’alpino Teroldego verso latitudini inconsuete. 
La nostra ricerca spazierà da nord a sud fra le ricchezze gustative della nostra penisola, senza farci mancare niente per incuriosire e soddisfare i vostri palati.
Cin cin!